Strage di Istanbul, rilasciato il kirghizo sospettato: “Non cʼentro con lʼattacco”

Continua la caccia allʼuomo, anche se la sua identità resta un mistero dopo che il 28enne di cui era stato diffuso persino il passaporto ha dimostrato di essere estraneo alla vicenda

Non c’è ancora alcuna certezza sull’autore della strage di Capodanno a Istanbul. La tv di Stato turca Trt aveva diffuso la notizia che l’attentatore fosse stato identificato in Ihake Mashrapov, un kirghizo di 28 anni. Lui, però, sostiene di essere stato scambiato per il killer a causa della somiglianza e di essere già stato rilasciato dalla polizia dopo un controllo. Secondo l’agenzia di stampa Akipress, Mashrapov era in Kirghizistan il 31 dicembre.

Trattenuto per la somiglianza ma poi rilasciato – Come riportato dall’agenzia di stampa kirghiza Akipress, Mashrapov ha spiegato che il 1 gennaio è volato a Istanbul da Bishkek per questioni commerciali, ma al ritorno le forze dell’ordine turche lo hanno prelevato dall’aeromobile. “Sono partito da Bishkek per Istanbul il 1 gennaio. Ho terminato i miei impegni di lavoro lì. Sono andato all’aeroporto di Istanbul e subito prima dell’imbarco, la polizia turca mi ha trattenuto per interrogarmi. Mi hanno interrogato per circa un’ora, l’aereo per Bishkek è stato ritardato per questo”, ha detto l’uomo. “La polizia ha spiegato che venivo interrogato perché somigliavo leggermente all’uomo nella foto. Si sono scusati e mi hanno lasciato partire”.

La foto del passaporto – Sui social network era anche apparsa una foto del suo passaporto. “Non chi sia il sospettato, non so come la foto del mio passaporto sia finita sui social media”, ha aggiunto Mashrapov, che ha precisato che al momento della strage, nella quel sono morte 39 persone, era in patria.

Capo 007 kirghisi: nostro connazionale non c’entra – Le autorità del Kirghizistan hanno escluso il legame di un loro connazionale con l’attentato di Istanbul. Lo riferisce la Bbc. Il capo dei servizi di sicurezza kirghisi, Rakhat Sulaimanov, ha spiegato all’emittente britannica che l’uomo, che è stato interrogato anche dai suo colleghi turchi, non è coinvolto nell’attacco. Inoltre, è stato spiegato, i turchi non hanno contattato la controparte kirghisa per indagare sulla persona del passaporto, e l’indagine è partita solo in seguito ai report diffusi sui media.

Fermata la moglie del kirghizo – In precedenza fonti di polizia avevano fatto sapere di aver arrestato la moglie di Iahke Mashrapov, fermata nella provincia anatolica di Konya, dove il 28enne sarebbe arrivato con lei e con i due figli alla fine del mese di novembre. “Ho saputo dell’attacco solo dalla tv – avrebbe detto alla polizia turca la donna -. Non avevo idea che mio marito fosse un simpatizzante dell’Isis”.

Media: “Addestrato in Siria” – Il quotidiano Haberturk aveva anche riferito che Mashrapov avrebbe deciso di spostarsi con la famiglia “per non dare nell’occhio” e la moglie sarebbe tra i 16 arrestati lunedì nell’ambito dell’inchiesta sulla strage. Hurriyet aveva sottolineato inoltre che l’uomo avrebbe in passato combattuto in Siria con i jihadisti e sarebbe stato “addestrato specificamente” per compiere il massacro nella discoteca. A denunciarlo alla polizia, dopo la diffusione delle sue foto sui media turchi, sarebbero stati i suoi vicini di casa.

Tra le ipotesi c’era anche la pista cinese – Sull’identità del killer era emersa anche un’altra pista: si era infatti ipotizzato che l’attentatore fosse originario della regione autonomia dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, popolata per lo più da uiguri di religione islamica.

Il premier: “Prolungheremo lo stato d’emergenza” – Il Parlamento turco intende intanto votare un’ulteriore estensione di 3 mesi dello stato d’emergenza, che era stato dichiarato dopo il fallito golpe del 15 luglio. L’annuncio arriva dal premier Binali Yildirim. Lo stato d’emergenza attualmente in vigore, già prorogato una volta, scadrà il 19 gennaio. Nelle ultime settimane, il governo turco aveva assicurato che il referendum costituzionale sul presidenzialismo, atteso in primavera, non si sarebbe tenuto sotto lo stato d’emergenza.