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Referendum costituzionale domenica 4 dicembre

Con il referendum costituzionale del 4 dicembre gli italiani sono chiamati a respingere o approvare la riforma Boschi-Renzi. Perché votare Sì e perché votare No? Ecco le ragioni dei favorevoli e dei contrari.
1. In primo luogo modifica la disciplina dell’art. 75 Cost. in punto di referendum abrogativo, riscrivendo la disciplina del quorum di partecipazione. Se le firme raccolte sono oltre le 500.000, ma non raggiungono la soglia delle 800.000, nulla cambia. Se le firme superano le 800.000 il quorum per la validità della consultazione non è più calibrato sulla metà degli aventi diritto al voto, come è stato finora, ma sulla metà della percentuale dei votanti nelle ultime elezioni politiche (che diverrebbero poi le elezioni della Camera dei Deputati).
Così, per intenderci, se a votare si reca, come ormai è abitudine, il 65% circa degli aventi diritto, il quorum sarebbe fissato al 33% degli aventi diritto al voto e non più al 50%. Anche il referendum abrogativo diverrebbe, insomma, un istituto a geometria variabile, a seconda che le firme raccolte siano oltre le 500.000, ma non raggiungano la soglia delle 800.000.

Si tratta di una modifica intesa ad intervenire sul funzionamento delle consultazioni referendarie, stante che dal 1997 al 2009 nessuno dei referendum proposti ha raggiunto il quorum previsto dall’art. 75.
2. In secondo luogo si introdurrebbero, alla fine dell’art. 71 attuale, i “referendum propositivi e di indirizzo”, nonché “altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali”.
Va detto però che l’entrata in vigore della riforma non sarebbe sufficiente ad istituire queste nuove tipologie di consultazione: tutto sarebbe rinviato — per espressa volontà del legislatore — ad una successiva legge costituzionale, da approvarsi in seguito: “la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e di indirizzo”. Mentre “le modalità di attuazione” di questa legge costituzionale dovrebbero essere fissate con “legge bicamerale” ai sensi del nuovo art. 70.
Il rinvio ad una fonte successiva non è una cosa nuova: anche la Costituzione del ’48 prevedeva l’istituto del referendum abrogativo e si sa che fino alla approvazione, 22 anni dopo, della l. 352/1970, il referendum è restato sulla carta.
Il punto è che l’art. 75 disciplinava direttamente, già nel 1948, il profilo del referendum, definendone effetti, casi di inammissibilità e, come si è visto, quorum di partecipazione. E rinviava ad una legge ordinaria successiva la definizione delle modalità di svolgimento delle consultazioni.
Qui si adotta una tecnica molto diversa: si dice, in una legge costituzionale, che una successiva legge costituzionale istituirà i referendum propositivi e di indirizzo. La riforma, insomma, non inserisce questi istituti nell’ordinamento, ma rinvia ad una riforma successiva.
Il che lascia ben capire quale sia la portata normativa di questa prescrizione che, per quanto possa riuscire paradossale, è praticamente pari a zero. La cosa sarebbe stata diversa se il testo novellato dell’art. 71 avesse semplicemente rinviato ad una legge ordinaria (o bicamerale, nel nuovo linguaggio della riforma) per le modalità di attuazione, come si era fatto nel 1948. Ma il richiamo ad una futura legge costituzionale lascia capire che, anche a riforma approvata, i referendum propositivi e di indirizzo resteranno puro flatus vocis fino alla conclusione di un altro procedimento legislativo ex art. 138 Cost., identico a quello in corso e da avviarsi successivamente.

Referendum, Berlusconi: riforma su misura per Renzi “Io sono tornato perché amo il mio Paese”

“Volevamo una riforma condivisa”. Lo ha detto Silvio Berlusconi ospite a Domenica Live. “Questa è una riforma fatta su misura per Renzi che concentrerà su di sé tutti i poteri: da quello di avere in mano Camera e Senato, all’elezione del presidente della Repubblica e alla scelta della composizione della Corte Costituzionale”. E aggiunge: “Pensavo di ritirarmi, sono tornato per il mio Paese”.

“In campo per responsabilità per il Paese che amo” – “Ho avuto un intervento chirurgico – spiega il leader di Forza Italia – per cui è stato necessario molto tempo per riprendermi e sentivo la voglia di non impegnarmi più, stare un po’ più con i miei figli e nipoti e seguire le aziende”.

E aggiunge: “Ma poi è intervenuto un senso di responsabilità verso il Paese che amo e verso gli elettori che in questi venti anni mi hanno dato più di duecento milioni di voti. E anche per responsabilità verso tanti colleghi, tanti azzurri che mi hanno seguito dal ’94 nelle tante battaglie che abbiamo fatto. Questo triplice senso di responsabilità mi ha costretto a scendere in campo anche adesso per evitare che arrivi a compimento questa riforma costituzionale assurda, poi per quanto riguarda il dopo vedremo”.

“Leader del centrodestra? Decido dopo il 4 dicembre” – Inoltre, sulla sua eventuale candidatura come leader del centrodestra alle prossime politiche, ha detto: “Bisogna aspettare ancora un po’. Lo deciderò dopo il 4 dicembre”.

“A me 200 mln voti, Renzi ne ha presi solo 112mila” – “Gli elettori in questi venti anni mi hanno dato più di duecento milioni di voti. Il signor Renzi non si è neppure presentato alle elezioni del Parlamento. L’unico voto che ha avuto sono stati 112mila voti per diventare sindaco della bellissima città di Firenze”, ha spiegato Berlusconi.

“Con riforma Senato in mano a Pd” – “Anche se il centrodestra vincesse le elezioni, avremmo un Senato con il 60% dei suoi componenti del Pd. Il Senato ha dei poteri enormi”. “Siamo contro questa riforma perché è inaccettabile, insostenibile, assurda. E’ – ha ribadito il leader di Fi – contro la democrazia”.

“Difficoltà sui mercati? Soltanto favole” – “La riforma non cambierebbe nulla”, secondo Berlusconi, nel rapporto dell’Italia con l’Ue. “Hanno messo in giro la favola che ci sarebbero delle difficoltà con i mercati – sottolinea – e le cancellerie straniere. Niente di tutto questo. Una volta trovato l’accordo sulla legge elettorale, semplicemente andremo al voto”.

M5s: “Renzi scrofa ferita” | Premier: “Vogliono solo la rissa”| Il comitato del No: “Ricorso se vince Sì con voti estero”

“Se il referendum venisse vinto dal e il voto dei cittadini italiani all’estero dovesse rivelarsi determinante, allora impugneremo questa consultazione”. Lo ha annunciato il presidente del Comitato per il No, Alessandro Pace, ipotizzando un ricorso all’ufficio centrale del referendum, che è un organo giurisdizionale, e davanti alla Corte costituzionale. Per Pace, infatti, “il modo con cui si vota all’estero non garantisce la segretezza”.

“Il voto è personale, libero e segreto – ha ribadito Pace -. Il modo con cui si vota all’estero non garantisce la segretezza, visto che la scheda arriva con una busta e l’esperienza ha già dimostrato che questa può essere manipolata”. “Il ricorso deciso collegialmente – ha concluso Pace – è una nostra ulteriore risorsa”.

Renzi: “Noi con il sorriso, loro vogliono la rissa” – “Noi faremo campagna referendaria con il sorriso sulle labbra. Noi andiamo nel merito del referendum, loro no. Perché se si entra nel merito non ce n’è per nessuno, loro ora tentano di buttarla in rissa, quindi calma e gesso”, è stata la replica indiretta del premier Matteo Renzi da Piombino in un incontro sul Sì.

M5s: “Il premier ha paura come una scrofa ferita” – “Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda. Ormai non argomenta, si dedica all’insulto gratuito e alla menzogna sistematica”. Così il M5s sul blog di Beppe Grillo che ha attaccato il premier anche sulla vicenda De Luca: “La Costituzione non è un piatto di fritture”, hanno detto i 5 Stelle alludendo alla frase pronunciata dal governatore campano.

Renzi: “Non si vota sulla scrofa ferita” – Toni sempre più infuocati, quindi. Non si è fatta attendere la risposta di Renzi al M5s. “Ora Grillo ha detto che siamo una scrofa ferita. Se eravamo una scrofa sana cambiava qualcosa per lui? Quando ci dice serial killer, rispondiamo: bene, superiamo il Cnel, il bicameralismo paritario. Quando ci dice scrofa ferita prima si chiama il veterinario poi si dice: bene, il Cnel, il bicameralismo… Perché sulla scheda non c’è scritto volete essere una scrofa ferita Sì o No – ha commentato il premier i- . Se dite No, non si cambia per sempre. Non fatevi fregare, leggete il quesito”.

Hillary Clinton

Il viso stanco e segnato da una campagna elettorale all’ultimo sangue e poi la delusione per la sconfitta bruciante con Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti. E’ una Hillary Clinton particolarmente provata quella che è apparsa in tv alla sua prima uscita pubblica dopo la débacle. Senza trucco, il viso segnato da notti evidentemente insonni, in un tailleur blu, la candidata democratica ha ammesso: «Non volevo più uscire di casa». Le foto del prima e dopo Trump sono impietose: la piega dei capelli perfetta e il sorriso smagliante per Hillary sono un ricordo lontano. Ma come lei stessa insegna: «Non bisogna arrendersi mai».

Obama: “Trump manterrà gli impegni. Preoccupato? Certo”

Washington, 15 novembre 2016 – Un Barack Obama molto soft, nei confronti del suo successore Donald Trump, quello che si è sentito nella prima conferenza stampa dopo la batosta elettorale per i democratici e prima dell’ultima missione in Europa. Anche se in esordio ammette: “Se sono preoccupato? Certo che sono preoccupato. Non è un mistero che tra noi vi siano enormi differenze”.

Per Obama l’America deve restare “un faro di speranza” per il mondo che sta attraversando un periodo di stravolgimenti: “L’America è sempre stata un pilastro di forza e un faro di speranza per la gente nel mondo. E questo è quello che dobbiamo continuare ad essere”. Altro appello a Trump: “L’America deve essere una realtà inclusiva, attenta al rispetto della dignità di tutti”, dice Obama esortando il suo successore a “tendere la mano” anche a coloro che non lo sostengono perché “i gesti contano”. Ma ha anche bacchettato chi ora protesta e magari non ha votato. “Questo ci insegna che le elezioni contano – ha detto – il voto conta… gli americani hanno parlato e Trump sarà il prossimo presidente”.

RAPPORTI CON UE E NATO – Donald Trump “intendere rispettare gli impegni con una Nato forte” e “l’alleanza on l’Ue in base al principio che ciò che è buono per l’Europa e buono anche per gli Usa”, assicura Barack Obama rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca su come vede alcuni punti chiave della politica estera del suo successore.

NO COMMENT SU BANNON – Quanto alla nomina a consigliere strategico di Steve Bannon, che ha già suscitato molte polemiche, Obama è più che cauto: “Non sarebbe appropriato da parte mia commentare ogni singola nomina – ha detto – Il popolo ha parlato e Donald Trump sarà il prossimo presidente. Il 45esimo presidente degli Usa. Spetterà a lui nominare il suo team… che riflette le sue politiche – ha aggiunto – E’ così che funziona la democrazia”.

Quanto a quella critica, che aveva fatto più volte a Trump di essere impreparato all’incarico, Obama ammorbidisce e sottolinea che bisogna “dare tempo e spazio” a Donald Trump perché prenda le sue decisioni, dopo l’elezione alla presidenza. “La cosa più importante è come formi il tuo team, specialmente il capo di gabinetto, i consiglieri della Casa Bianca, il Consiglio di sicurezza nazionale”, ha proseguito.

IL FUTURO DEM – “Credo che il partito democratico debba elaborare e riflettere” dopo la sconfitta, “sapere i propri limiti è utile e importante”, e che “non debba lasciare i suoi valori principali”. Che sono “un’economia che funzioni per tutti, un’America migliore quando include tutti, l’insistenza sulla dignità e il potenziale dato da Dio a ciascuno a prescindere da sesso, razza, orientamento sessuale o estrazione sociale, propensione per un mondo in cui si mantenga l’America sicura ma si riconosca che il potere può non derivare solo dalla forza militare, ma anche da idee e valori”. “Come ci organizzeremo politicamente? Su questo dovremo riflettere”, ha aggiunto, dicendo di ritenere “che abbiamo idee migliori, ma che le buone idee non hanno importanza se le persone non le ascoltano”.

I DREAMERS – Quanto al nodo immigrati, Obama media: “Esorterò il presidente eletto a pensarci bene prima di mettere in pericolo lo status di coloro che da tutti i punti di vista pratici sono bambini americani”, dice riferendosi ai “dreamers”, i giovani portati illegalmente negli Usa dai loro genitori quando erano bambini e ai quali lui ha promesso immunità rispetto alle deportazioni degli immigrati clandestini.

GUANTANAMO – “Sì, è vero, non ho chiuso quell’accidenti di posto per le restrizioni che il Congresso ha imposto ma ho ridotto la popolazione “a meno di cento”, risponde Obama sulla sua promessa, che non è riuscito a mantenere, di chiudere Guantanamo. E aggiunge: “Il problema non è solo quello che si vuole fare. Una cosa che si scopre da presidente è il fatto che ci sono tutte queste norme, regole e leggi e anche le persona che lavorano per te sono soggette a queste leggi…”, ha osservato volendo forse rassicurare sul fatto che il presidente Trump non potrà attuare tutto ciò che ha promesso.

Elezioni USA 2016

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Clinton contro Trump: il giorno più lungo

La grande attesa è finita, seggi aperti in tutti gli stati. Il primo è stato il Vermont, che ha inaugurato l’Election Day alle 5 ora locale (le 11 in Italia). La giornata elettorale è iniziata con un vantaggio di 3,2 punti percentuali di Hillary Clinton su Donald Trump secondo la media di sondaggi stilata dal sito Real Clear Politics. Il calcolo dà Clinton a 45,4% e Trump a 42,2%. “Facciamo la storia” Hillary Clinton, accompagnata da Michelle e Barack Obama, dal marito Bill e dalla figlia Chelsea,chiude la campagna elettorale. e lo fa con un bagno di folla, di fronte a 33.000 persone riunite all’Independence mall. “Trump e’ una mina vagante” e queste elezioni sono “test” per il futuro, dice Hillary assicurando che sara’ il presidente di tutti. e che soprattutto non consentira’ a nessuno di intaccare i progressi fatti con Obama: “Non consentiro’ a nessuno di farci tornare indietro”. A introdurre la candidata democratica sul palco è proprio il presidente americano, che la definisce “fantastica” e invita tutti ad andare a votare. “scommetto su di voi come voi avete scommesso su di me. scommetto che l’America respingera’ la politica del risentimento, e che invece della paura scegliera’ la speranza” afferma Obama. Michelle: Fidatevi di Hillary Hillary Clinton e’ una “mia ispirazione” mette in evidenza Michelle, descrivendo la candidata democratica come un “leader di cui possiamo fidarci”. Michelle emozionata ringrazia gli americani per la chance che hanno offerto alla sua famiglia con la casa bianca e si dice orgogliosa di quanto fatto da barack obama presentandolo sul palco per l”ultima volta da presidente”. A stregare il pubblico sono anche le esibizioni di due degli idoli musicali piu’ amati dagli americani, Bon Jovi e Bruce Springsteen, entrambi del New Jersey ed espressione della classe operaia. una classa operaia che e’ l’ossatura della Pennsylvania, uno degli swing state che clinton spera di conquistare. “clinton – dice il boss – rappresenta una visione dell’america in cui tutti contano e il risultato sara’ chiaro, le idee di trump affonderanno”. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Hillary-Clinton-contro-Donald-Trump-il-giorno-piu-lungo-3e446387-f8a2-472d-8b49-f2910d59e257.html

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È morto Umberto Veronesi, ha dato la speranza ai malati di tumore

L’oncologo aveva 90 anni. Una vita spesa a combattere il cancro con impegno e due parole d’ordine: ricerca e laicità. E poi le altre battaglie: quella per l’eutanasia, per la cultura scientifica, per l’alimentazione vegetariana. di DANIELA MINERVA.

Umberto Veronesi, oncologo e uomo politico, è morto nella sua casa di Milano all’età di 90 anni. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Era circondato dai familiari, dalla moglie e dai figli.

È UNA foto in bianco e nero quella che Umberto Veronesi regalava di sé per raccontarsi. La periferia delle case popolari, prima della Milano industriale, ben lontana da quella da bere o dell’Expo. Dove lui abitava, venuto in città da una cascina nel Pavese. E a sentirlo raccontare pareva di vederlo, alto, sottile, bello e charmant come lo abbiamo potuto conoscere, guardare di lontano alla città che avrebbe, poi, per molti versi dominato e fatto diventare capitale della ricerca biomedica italiana, ma non solo. Perché non c’è dubbio che, tra le mille eredità di Veronesi, la più solida è quella di aver trasportato la medicina italiana fuori dalle secche spiritualiste vaticanocentriche, nella modernità. A partire dalla guerra al grande male, l’oncologia. Le altre battaglie – quella per l’eutanasia, per la cultura scientifica, per l’alimentazione vegetariana – discendono dalla sua visione del mondo, laica ed empirista, ma soprattutto dalla sua lunga frequentazione col cancro.

Libia, Farnesina: liberi Danilo Calonego e Bruno Cacace La Procura indaga per rapimento a scopo di terrorismo

Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due tecnici italiani rapiti il 19 settembre in Libia, sono stati liberati. La notizia, riportata da alcuni media libici, è stata confermata dalla Farnesina. Con loro libero anche il cittadino canadese rapito. I due, già rientrati in Italia, sarebbero stati liberati dalle forze di sicurezza del Consiglio presidenziale attraverso “un’operazione di intelligence”. La Procura di Roma indaga per sequestro a scopo di terrorismo.

Bruno Cacace, 56 anni, residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che vive in Libia da 15 anni, e Danilo Calonego, 66 anni, della provincia di Belluno, erano stati rapiti tra le 7 e le 8 del mattino del 19 settembre scorso a Ghat, nel sud della Libia al confine con l’Algeria, da sconosciuti armati e mascherati. Con loro era stato rapito anche l’italo-canadese Frank Boccia. Tutti e tre sono tecnici della Con.I.Cos. e al momento del rapimento lavoravano all’aeroporto della cittadina libica.

La Procura di Roma procederà per il reato di sequestro con finalità di terrorismo nella vicenda. L’atto istruttorio sarà condotto dal pm Sergio Colaiocco.

Le reazioni – “Finalmente è un buongiorno. So che mio fratello è libero e sono felice. Non l’ho ancora sentito. Aspettiamo tutti il suo ritorno”. Daniela Calonego, sorella di Danilo non trattiene espressioni di felicità e dice di essere stata avvertita dalla Farnesina della conclusione positiva della vicenda.”Sono contenta, veramente contenta. Non so quando tornerà a casa ma l’aspettiamo”

Pagato un riscatto? – Lo scorso mese il sito web Middle East Eye, citando fonti della sicurezza algerina, aveva parlato di un riscatto di 4 milioni di euro per il rilascio dei prigionieri, che sarebbero stati detenuti in Algeria. La zona dove sono stati rapiti – tra Ghat e Taharat, due oasi nel Fezzan – è nota per essere presidiata dagli uomini di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim), in particolare dagli uomini di Mokhtar Belmokhtar.

Nuova forte scossa di terremoto avvertita in Umbria e Marche

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita poco prima delle 9 nelle Marche e in Umbria. Il sisma si è sentito distintamente anche ad Ancona. Sono in corso verifiche della Protezione civile su eventuali nuovi danni. Secondo le rilevazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il terremoto, di magnitudo 4.8, ha avuto origine a circa 10 chilometri di profondità ed epicentro nella provincia di Macerata.

Nella notte era proseguito lo sciame sismico: le scosse erano state in prevalenza di magnitudo compresa tra due e tre, e solo alcune avevano superato quest’ultima soglia ed erano state avvertite dalla gente.

Verso il trasferimento degli sfollati sulla costa adriatica – Mancano ancora dati ufficiali sul numero di sfollati: al momento risulta che nella Marche sarebbero rimasti senza casa circa 25mila persone, quasi tutti concentrati (circa 21mila) nella provincia di Macerata. In Umbria invece gli sfollati sarebbero più di cinquemila, in Abruzzo 3mila.

Previsto in giornata il trasferimento di gruppi di sfollati in alberghi della costa adriatica, mentre è in fase avanzata l’allestimento di alcune tensostrutture nell’area di Norcia, dove troveranno temporaneo riparo alcune persone che lunedì hanno protestato rifiutando il trasferimento nei centri marini.

Il piano di intervento del governo – Intanto il Consiglio dei ministri ha stanziato nuovi fondi per l’emergenza ed ha inoltre deciso le modalità di intervento nelle aree colpite dal sisma: si tenterà di ricalcare il percorso già adottato in Irpinia dopo il terremoto del 1980: entro Natale saranno pronti alcuni campi container, a primavera saranno montati i moduli abitativi prefabbricati e comincerà la ricostruzione del patrimonio edilizio ed artistico.

Secondo le rilevazioni dellʼIngv il sisma, di magnitudo 4.8, ha avuto origine a circa 10 km di profondità

 

Nuova fortissima scossa di terremoto: magnitudo 6.1, epicentro tra Perugia e Macerata

Un terremoto di magnitudo 6,1 è stato registrato nella zona compresa fra Perugia e Macerata. La magnitudo è la prima stima fornita dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Renzi in contatto con Curcio Il premier Matteo Renzi è in contatto con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, che è a Rieti dopo la nuova forte scossa di terremoto. Sindaco Santangelo, crolla e si apre tutto ”Io sono a Fano, dove vivo, ma mi dicono che ci sono stati crolli, che è un disastro! Si è aperta la terra, c’è fumo,un disastro. Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera, cercherà di raggiungere il paese, già devastato dal sisma del 26 ottobre, ma non è sicuro di farcela: ”le strade saranno chiuse”. ”Spero che i testoni che erano rimasti a Santangelo si siano spostati nella notte”. Sindaco Arquata, è venuto tutto giù “E’ venuto tutto giù, ormai non ci stanno più i paesi”. Così il sindaco di Arquata del Tronto Aleandro Petrucci dopo l’ultima scossa di magnitudo 6.1. “Per fortuna che erano zone rosse – aggiunge -. La poca gente che è rimasta è scesa in strada, si sta abbracciando. Adesso stiamo andando in giro per le frazioni per vedere quello che è successo”. Sindaco Ussita, è crollato tutto ”E’ crollato tutto, vedo colonne di fumo, e’ un disastro, in disastro!”. Lo dice il sindaco di Ussita, uno dei comuni più colpiti dal sisma del 26 ottobre, Marco Rinaldi, dopo l’ultima forte scossa. ”Dormivo in auto, ho visto l’inferno…”. Roma Paura a Roma per la nuova scossa di terremoto avvertita stamattina nella Capitale, più forte rispetto ai giorni scorsi. Secondo quanto si è appreso, sono decine già le telefonate arrivate ai vigili del fuoco. La gente spaventata è scesa in strada in diverse zone della città. Avvertita nel Centro Italia La forte scossa di terremoto è stata avvertita a Rieti, nelle Marche, in tutta l’Umbria e anche a Firenze, in particolare ai piani alti delle case. A differenza di quelle precedenti dei giorni scorsi la scossa di stamani ha creato apprensione soprattutto per la sua durata. Bolzano La scossa di terremoto è stata avvertita anche a Bolzano. Al corpo permanente dei vigili del fuoco del capoluogo altoatesino sono giunte le chiamate di cittadini preoccupati.

Migranti, al via le operazioni per chiudere la ‘giungla’ di Calais

Previste iniziative di attivisti No Border
Migranti, al via le operazioni per chiudere la ‘giungla’ di Calais
Scontri e scaramucce prima dell’inizio delle operazioni di sgombero. Nel campo vivono tra 6.400 e 8.100 migranti. L’obiettivo dei migranti è raggiungere il Regno Unito. Il governo francese promette di non usare la forza ma i migranti non si fidano
Migranti, Hollande va a Calais: “La Gran Bretagna faccia la sua parte”
Francia, al via la costruzione del muro alla Giungla di Calais
La Francia ci riprova: “Smantelleremo la giungla di Calais”, annuncia il ministro Cazeneuve
Il Regno Unito finanzierà la costruzione di una barriera anti-migranti a Calais
Profughi, dopo scontri ieri riprende la demolizione della “giungla” di Calais
23 ottobre 2016
Momenti di tensione nella “giungla” di Calais, la piu’ grande bidonville della Francia, prima dell’evacuazione che sta per prendere il via e durerà almeno una settimana.

Nel campo vivono tra 6.400 e 8.100 migranti
In uno spazio di 10 ettari, in base ai conteggi sono stipate tra le 6.400 e le 8.100 persone (originari dall’Afghanistan, Sudan ed Eritrea) cui si stanno rivolgendo i volontari per convincerli a lasciare senza opporre resistenza. L’evacuazione scatterà tra poche ore e si stanno ultimando gli ultimi preparativi ma gia’ da ieri sera sono in corso scontri tra i migranti e le forze di polizia. I primi infatti, come mostrano i video di alcune tv locali, avrebbero lanciato dei sassi, cui avrebbero risposto gli agenti lanciando gas lacrimogeni. L’operazione dovrebbe durare una settimana, e verranno impiegati oltre 1.000 poliziotti.
L’obiettivo dei migranti è raggiungere il Regno Unito
I migranti speravano di attraversare lo stretto di Dover e raggiungere cosi’ il Regno Unito. La maggior parte degli ospiti della ‘giungla’ parla inglese, e molti di loro hanno familiari che vivono gia’ nel Vecchio Continente e per questo sono entrati clandestinamente a Calais, come base dalla quale partire con treni o navi verso varie destinazioni. Questo accampamento, composto da baracche improvvisate, e’ stato molto criticato sia dalle associazioni umanitarie e le organizzazioni della destra. In questa situazione, il presidente Francois Hollande ha deciso di smantellare la ‘giungla’ offrendo una soluzione di rialloggio ai suoi abitanti. L’esecutivo ha così creato nelle ultime settimane un piano che scatterà domani, in base al quale tutti gli ospiti verranno smistati verso altre destinazioni.

E’ quindi scattata una campagna di informazione nei confronti degli ospiti per garantire uno smantellamento il più pacifico possibile, ma l’impresa appare ardua. Molti di loro, infatti, la considerano un’operazione inutile in quanto non vogliono fermarsi a Calais ma transitarci solo per recarsi nel Regno Unito. Secondo alcune associazioni, tale decisione non fara’ altro che peggiorare la loro situazione, perchè sicuramente ora, nella ‘giungla’, possono disporre di un minimo di servizi, come l’acqua corrente e ottenere del cibo.

Il governo francese promette di non usare la forza ma i migranti non si fidano
Il portavoce del ministero dell’Interno, Pierre-Henry Brandet, ha assicurato che non c’e’ alcuna intenzione di forzare nessuno, ma solo di convincere i migranti del fatto che ci sono varie opzioni che offre il paese. “Non useremo mezzi coercitivi. Stiamo cercando di far capire loro che la frontiera con il Regno Unito è totalmente chiusa. Ma loro sono convinti di passarla perché si fidano di gente poco raccomandabile che promette loro il transito in cambio di denaro”, ha spiegato. Brandet si e’ dichiarato convinto che la maggior parte accettarà la soluzione che gli propone il Governo, anche se riconosce che una “minoranza” lo rifiuta. L’esecutivo non ha fretta, ha precisato, e “si prenderà il tempo necessario”. Solo per quei migranti in situazioni molto precarie e per i minori, l’evacuazione del campo sarà più rapida. Verranno così riuniti in tre gruppi: i minori abbandonati, le famiglie e gli adulti che sono da soli (quello piu’ numeroso). Il primo, quello dei minori, avrà un’attenzione speciale, grazie agli accordi firmati tra la Francia e il Regno Unito: quest’ultimo ha promesso di accoglierli, in caso dimostrassero di avere familiari che risiedono lì. Secondo le organizzazioni umanitarie, in quasi duecento hanno già attraversato il Canale della Manica. Anche le famiglie avranno un trattamento speciale, ospitate in tende riscaldate, mentre per gli adulti che sono da soli, ci sarà più da aspettare. Verranno a mano a mano mandati tutti via, e viaggeranno in autobus verso i centri di raccolta, dove attenderanno una risposta alla loro domanda di asilo. Domani dovrebbero partire circa 60 autobus da 50 posti ciascuno. Nei giorni successivi, il flusso sara’ invece piu’ blando.

Obama: “Sì al referendum, può aiutare Italia a crescere”. Renzi: “Scommettiamo sulla libertà”

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Il premier italiano: “Se a dicembre vinceremo, per il Paese sarà più facile cambiare lʼEuropa”. Il presidente americano: “Grazie allʼItalia per il suo contributo contro lʼIsis e per i migranti”

“Matteo sta facendo le riforme in Italia, a volte incontra resistenze, ma l’economia ha mostrato segni di crescita”. Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, dopo l’incontro con il premier Matteo Renzi, sottolineando che “ci sarà un referendum per ammodernare le istituzioni italiane” che può “aiutare verso un’economia più vibrante”. “Mentre qualcuno sceglie l’odio e l’intolleranza, noi vogliamo scommettere sulla libertà”, ha detto Renzi.

La Barbuta, scoppia incendio al campo nomadi: alta colonna di fumo, problemi al traffico sul Raccordo

Un altro vasto incendio nel campo nomadi della Barbuta, a Ciampino. Una grossa colonna di fumo nero, sprigionatasi da alcuni rifiuti, si è alzata ed è visibile dalla Capitale e dai Castelli Romani.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Marino e un’autobotte dei pompieri da Roma. Problemi e disagi si stanno verificando al traffico sul Gra e alla zona di via Appia Nuova. Il rogo, di origine dolosa, è divampato intorno alle 19. I vigili del fuoco sono al lavoro con autorespiratori e alcuni mezzi.

 

Brexit, boom di firme per nuovo referendum raccolte dai britannici pro-Ue: superata quota tre milioni

Continua il caos nel Regno Unito. Mentre a Londra viene lanciata lʼiniziativa popolare, gli scozzesi reclamano lʼindipendenza ma la premier Sturgeon frena. Intanto Corbyn silura il ministro ombra Benn

Ha superato la quota di 3 milioni di firme la petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit. Lo si legge sul sito del Parlamento britannico. Sono soprattutto i londinesi pro Ue che si sono impegnati a fondo in una spontanea campagna online usando il passaparola sui social media.

Gli scozzesi vogliono l’indipendenza, ma la premier Sturgeon frena – Dopo la vittoria del “Leave” al referendum sulla Brexit, il 52% degli scozzesi chiede di separarsi da Londra. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato subito dopo l’esito del voto e a poco meno di due anni dal referendum in cui vinsero i “no” alla separazione. “Il Regno Unito del 2014 non esiste più – dichiara la leader scozzese Nicola Sturgeon -. L’indipendenza non è però il mio primo obiettivo. Lo è la difesa degli interessi della Scozia”.

Il leader laburista silura il suo ministro ombra Hilary Benn – L’esito del referendum sulla Brexit non ha avuto conseguenze solo sul partito Conservatore del premier dimissionario David Cameron. Il ministro degli Esteri ombra Hilary Benn avrebbe infatti tentato un golpe interno al partito Laburista per spodestare Jeremy Corbyn. E, di risposta, il leader del partito ha deciso di silurarlo. “Se Jeremy rimarrà leader c’è sfiducia nella nostra possibilità di vincere le elezioni”, aveva detto Benn.